DJ Rocca

Recensione su Basebog Magazine (2004, italian)

28. April 2007 Press 2Blue |

Basebog
2Blue – Light Transmission (KFM Records)
By Seb, Febbraio 2004

(only in italian)

2Blue… leggendo Basebog saprete di chi stiamo parlando (recensione di Marzo 2003), ma per dovere di cronaca e’ giusto che ve lo ripeta: si tratta di Rocca del Maffia Sound System in tandem con Enrico Marani, posti al timone di una macchina sonora orami decisamente ben rodata che sta definendo, uscita dopo uscita, un percorso stilistico di ampio respiro. Se si e’ passati dal breakbeat dei primi lavori, approdando ad una personalissima e stupenda elettronica per le sonorizzazioni delle opere di Andrea Chiesi (con l’album Fattore Sonoro), e’ stato per una pura voglia di sperimentare generi paralleli ma distinti, mantenendo un attitudine produttiva molto personale e distintiva. Oggi il duo ritorna alle origini, andando a confezionare un album che pesca dal breakbeat, rallentato o granulizzato, rotto (broken) o rarefatto, intarsiato da venature di soul scuro e da melodie ben fatte, cosi’ come da un uso decisamente sapiente (novita’ per il duo) del cantato e dello spoken word. Punto di tutto rispetto per questo album sono appunto le preziosissime collaborazioni per la parte vocale: prima tra tutti Ursula Rucker, anche perché ‘Brainstream’ e’ un pezzo veramente stupendo, a mio avviso il migliore dell’album; viene poi Dave Watts dei fun_da_mental, vecchia conoscenza del collettivo reggiano, che presta la voce a ‘1984’, richiamando le atmosfere delle sonorita’ londinesi dei primi anni ’90. Ma bisogna dare onore anche Tim Motzer, musicista estroso e dal gusto unico, facente parte della crew di Ursula, la cui chitarra mi ha gia’ ammaliato durante un live della poetessa di Filadelfia, l’estate scorsa in Italia. E poi una nuova voce promettente (facendo attenzione, durante il percorso, a non cadere in stereotipi pericolosi), quella di Kimberly Duke, che appare in ben tre pezzi. Un tratto predominante del suono di questo album e’ l’oscurita’ metropolitana, urbana, non un’oscurita’ soffocante e deprimente ma intrigante e malinconica. C’e’ questa capacita’ veramente lodevole del duo di dare spessore al suono e trasformarlo in situazioni, immagini e atmosfere, o viceversa, cosi’ come era stato fatto partendo dai lavori di Andrea Chiesi. La curiosita’, piu’ che l’hype, cresce, e gia’ sono qui ad aspettare il prossimo album, e mi trovo a cercare di indovinare su che coordinate si focalizzera’ il growing-sound del duo blue.

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